Gentilissimi,
tantissimi Soci ci dicono di non voler partecipare alle assemblee perché, anno dopo anno, stanno diventando sempre più incivili. Persone che assaltano il tavolo di Presidenza per sabotare i lavori, grida che sommergono gli interventi, insulti. Non si tratta di sola maleducazione, ma di un crescente disprezzo per le regole e per i ruoli, che non riguarda solo la nostra Comunità. Viviamo in un mondo nel quale studenti e genitori non riconoscono l’autorità dei professori, i pazienti pretendono di dare ordini ai medici, e chi governa, democraticamente eletto, viene considerato un usurpatore. Per fare un piccolo esempio: da anni nelle nostre assemblee ci sono persone che contestano il Presidente di turno gridandogli “Chi è lei per decidere come devono procedere i lavori?”.
Quel Presidente è lì perché è stato democraticamente eletto e ha il diritto dovere di decidere come si svolgeranno i lavori. Se non abbiamo rispetto di queste regole minime, come possiamo riuscire a riunirci, parlare, accordarci?
Anche nelle due ultime riunioni, convocate dal Presidente per parlare della riforma dello Statuto, si è assistito al solito spettacolo. A parte due o tre persone che hanno tentato di esprimere il loro parere in maniera pacata, e che per questo vanno ringraziate, l’assemblea è stata ostaggio di una ventina di soggetti che, con urla e insulti, pensavano forse di delegittimare gli Amministratori di turno.
Si tratta, intendiamoci, di venti trenta persone, sempre le stesse, molte delle quali candidate alle recenti elezioni e che, uscite sconfitte, colgono ogni occasione per riversare sugli Amministratori tutta la loro frustrazione e tutti i loro rancori personali. Un tempo la maggioranza dei Soci, che sono persone normali e educate, isolava questi comportamenti. Ma oggi la maggioranza dei Soci si limita a venire alle elezioni, vota le persone che reputa più assennate, e poi, comprensibilmente, si tiene lontana da quelle bolge.
Inoltre, questo clima di insulti continui costringe gli Amministratori a reagire con atteggiamenti che rischiano di apparire arroganti ma che sono solo il tentativo di difendere il ruolo che ricoprono e che deve essere tutelato nell’interesse di tutti.
Perciò gli Amministratori si domandano: che fare? Non è giusto, non è democratico, che una minoranza incivile tenga lontana una maggioranza civile; ma l’Amministratore di una società non ha strumenti per combattere la maleducazione e la frustrazione.
L’unica speranza è che si apra una riflessione all’interno della Comunità. Questa lettera vorrebbe provare a aprire questa riflessione.
Nell’attesa che le cose migliorino, ci rendiamo conto che questo genere di riunioni, che volevano essere utili ai Soci, non hanno senso. Gli Amministratori, pertanto, si mettono a disposizione di quei Soci che, singolarmente o in gruppo, chiederanno di organizzare un incontro per avere informazioni e esporre le proprie opinioni. Ricordiamo peraltro che gli Amministratori, in tema di riforma dello Statuto, svolgono un ruolo di mero supporto, perché ogni decisione spetta ai Soci: i Soci decideranno se partecipare o meno alla riforma, compilando gli appositi moduli, e decideranno se votare a favore o contro.
La necessità di questa Assemblea straordinaria nasce dalla diffida formulata dalle ispettrici del MIMIT in relazione all’art. 51 dello Statuto. A ciò si è aggiunta, nel frattempo, un’importante riforma del diritto societario introdotta dalla cosiddetta “Legge Capitali”, che rende opportuni ulteriori adeguamenti statutari.
Il Consiglio di Amministrazione ha quindi ritenuto, all’unanimità, di cogliere questa occasione per proporre anche alcuni correttivi alle criticità emerse nel corso delle assemblee degli ultimi anni, per ottenere già dalle prossime Assemblee, la più ampia partecipazione, riducendo i disagi e introducendo, in particolare, il voto segreto per l’elezione delle cariche sociali.
Queste proposte sono state condivise dall’intero Consiglio di Amministrazione, anche se oggi qualche Consigliere finge di aver votato diversamente e contraddice le sue stesse affermazioni.
Le proposte, peraltro, non sono nate nel chiuso di una stanza, ma raccolgono istanze pervenute dagli stessi Soci e riguardano problematiche che, in questi anni, sono state più volte oggetto di dibattito all’interno della nostra Comunità.
Il CdA ha semplicemente svolto il suo ruolo: quello di elaborare dei quesiti coerenti dal punto di vista giuridico e corretti dal punto di vista tecnico, dopodiché la decisione spetta ai Soci. Se prevalessero i voti contrari o addirittura non fosse raggiunto il quorum costitutivo (un terzo degli aventi diritto) lo Statuto non sarà riformato e lo terremo così com’è, con i suoi pregi e i suoi difetti.
Abbiamo, noi Soci, una grande occasione per migliorare il nostro Statuto e per rendere le nostre Assemblee, appunto, più ordinate e partecipate: sta a noi decidere se coglierla o meno.
L’invito, dunque, è quello di informarsi consultando i documenti presenti sul sito, compilando il modulo e inviandolo entro sabato 26 settembre.
Cordialmente, il Presidente
Roberto Careddu